sandro veronesi premio strega 2020

Vince l’autore con il suo libro che simboleggia chi non si arrende: un inno alla rinascita

200 voti e Sandro Veronesi ha vinto il Premio Strega 2020 con il suo Colibrì (La nave di Teso).

«Il colibrì è il simbolo dei guerrieri, di tutti coloro che non mollano mai, che non si arrendono» dice a caldo mentre riceve la bottiglia di liquore

Una serata celebrata in tempi di restrizioni: «A quanto pare vinco sempre in condizioni estreme», ha commentato l’autore, tra i pochissimi ad aver vinto il prestigioso premio ben due volte.

Il libro è uscito a ottobre, e ritentare lo Strega era un modo per dare più lunga vita al romanzo, facendolo arrivare fino a luglio, ha commentato l’autore, tra i miei prediletti dei contemporanei.
È arrivato il coronavirus e, con le librerie chiuse, le vendite sono crollate. Ironia della sorte, poi, nel libro un capitolo si intitola mascherine, quelle però da usare in aereo.

Perché, avendo studiato architettura, la scelta e i trionfi nella letteratura? L’autore risponde:

«Io ho maturato il sogno di scrivere quando avevo 16 anni. Prima di allora ho sempre letto molto, i bambini leggono più degli adulti, d’altronde quando ero ragazzino, se non leggevi ti annoiavi, non c’erano tutte le distrazioni che esistono oggi. Avevo un profesore poi al liceo scientifico che ci faceva studiare soprattutto i classici russi e poi ci interrogava, se non eri preparato, ti beccavi un bel 3. Così ebbi lo choc di leggere storie come i Fratelli Karamazov, il Cappotto… mi scioccarono: io volevo fare la stessa cosa. Poi ho scelto all’università Architettura, perché mio padre era ingegnere, e desiderava che io intraprendessi una strada lavorativa dove, un domani, avrebbe potuto aiutarmi, essermi utile. Lui pensava che diventassi progettista. La cosa non avvenne». E suo padre? «All’inizio era preoccupato, ma quando ha visto che la mia era una forte determinazione, si è arreso e non mi ha ostacolato. E ho fatto lo scrittore. Ma non ho mai sognato il successo, non era previsto, non l’ho mai perseguito come obiettivo, mi bastava scrivere. Anzi, ero affascinato dalle storie dei perdenti».

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